La Griglia come Misura
Jankov, 1940. Il giovane Tomas Rajlich inizia il suo percorso formativo nella scultura presso la Scuola di Arti Decorative e l'Accademia di Belle Arti di Praga. Le linee sono rigide, l'attenzione è rivolta alla struttura. Già nel 1966, egli diviene co-fondatore del Klub Konkretistů, un movimento che rispecchia l'energia dei gruppi Nul o Zéro. L'opera si presenta precisa, profondamente radicata nella vena geometrica.
L'atmosfera muta nel 1969, quando l'occupazione sovietica impone l'esilio dalla Cecoslovacchia. Rajlich si trasferisce nei Paesi Bassi, abbandonando le strutture familiari della sua giovinezza per un nuovo, fertile paesaggio concettuale. Si stabilisce in una vita dedicata all'insegnamento come professore presso la Vrije Academie, ma è la tela a iniziare a trascinarlo lontano dal peso della scultura.
La griglia diventa il suo linguaggio primario: un punto di partenza, una rete di linee orizzontali e verticali che detta la logica della superficie. Egli stende queste fondamenta per poi ricoprirle con pennellate libere. La tensione risiede proprio in questo attrito: la certezza matematica della griglia che incontra la texture imprevedibile del colore.
Colore e Sostanza
Gli anni Settanta portano una trasformazione nella scala e nello spettro cromatico. Nel 1975, lo Stedelijk Museum di Amsterdam ospita la mostra “Fundamental Painting”. Accanto a figure del calibro di Robert Ryman e Gerhard Richter, l'opera di Rajlich viene riconosciuta come parte vitale della pittura analitica. Il focus rimane sulle proprietà formali del medium: scala, linea, forma e materia.
Il monocromo inizia a respirare. L'artista si sposta oltre gli achromi privi di colore verso una dimensione cromatica piena. Emerge uno spettro vibrante: dal giallo al rosso, dall'azzurro cielo al rosa, fino all'oro e al blu pallido. Questi colori non sono applicati secondo una logica compositiva, ma come pura forza di luce. La pittura possiede una lucentezza e una sostanza che mutano con il movimento dello spettatore.
Le superfici si definiscono attraverso:
- Un'attenzione meticolosa alla texture e alla struttura.
- L'uso della griglia come misura fondamentale.
- L'interazione tra la geometria impersonale e la pennellata gestuale.
- Un'esplorazione della luminosità e del peso dei materiali.
Un'Eredità nello Spazio Pubblico
La sua presenza si avverte ben oltre le pareti delle gallerie. Grandi commissioni portano il suo linguaggio geometrico in contesti istituzionali, come le sei grandi tele per la sala conferenze del Raad van State all'Aia. In Ghana, una tela alta sei metri e una parete di vetro incisa segnano l'Ambasciata dei Paesi Bassi.
La sua carriera è scandita da significative retrospettive che tracciano questa evoluzione da Praga al palcoscenico internazionale:
- Palazzo Martinengo, Brescia (1993).
- Haags Gemeentemuseum, L'Aia (1994 e 2005).
- Kunsthalle, Karlsruhe (1996).
- National Gallery, Praga (2008).
- MuseumKampa, Praga (2017).
- Boijmans Museum, Rotterdam (2018).
Oggi, Rajlich continua a lavorare tra Praga e i dintorni di Verona, in Italia. I suoi dipinti rimangono entità autoriflessive, che riesaminano continuamente l'atto stesso del dipingere attraverso la sottile modulazione di colore e luce.
Domande e risposte
In quale città e in quale paese è nato/a Tomas Rajlich?
Tomas Rajlich è nato a Jankov (Boemia centrale), in Repubblica Ceca.
Dove e quando è nato Tomas Rajlich?
Tomas Rajlich è nato a Jankov (Boemia centrale) nel 1940.
